Cos’è il codice ATECO
Il codice ATECO (dall’acronimo ATtività ECOnomiche) è il codice alfanumerico utilizzato in Italia per classificare in modo univoco l’attività economica svolta da un’impresa, un lavoratore autonomo o un libero professionista. Viene assegnato dall’ISTAT sulla base della classificazione europea delle attività economiche e permette all’Agenzia delle Entrate, alle Camere di Commercio, all’INPS e agli altri enti di individuare con precisione il settore in cui opera un soggetto titolare di partita IVA.
Ogni codice ATECO è composto da una combinazione di lettere e numeri che descrive, con livelli di dettaglio crescenti, il macrosettore, il settore e la specifica attività svolta. Il codice viene comunicato obbligatoriamente al momento dell’apertura della partita IVA e resta associato alla posizione fiscale del contribuente fino a eventuale variazione o cessazione dell’attività.
Come è strutturato il codice ATECO
La classificazione ATECO ha una struttura gerarchica su più livelli:
- Sezione: identificata da una lettera, ad esempio la lettera J per i servizi di informazione e comunicazione;
- Divisione: due cifre che individuano il macrosettore, ad esempio 62 – produzione di software, consulenza informatica e attività connesse;
- Gruppo: tre cifre che restringono ulteriormente il campo di attività;
- Classe: quattro cifre che precisano il tipo di attività svolta;
- Categoria e sottocategoria: fino a sei cifre, per il massimo livello di dettaglio, ad esempio 62.10.00 per le attività di programmazione informatica.
Più il codice è dettagliato, più l’attività dichiarata risulta specifica: questo è particolarmente rilevante per chi opera nel regime forfettario, perché a ogni codice corrisponde un preciso coefficiente di redditività.
Come trovare il proprio codice ATECO
Chi ha già una partita IVA attiva può reperire il proprio codice ATECO in diversi modi:
- nella visura camerale, se l’attività è iscritta al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio;
- nel cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate, tra i dati anagrafici associati alla partita IVA;
- nel modello AA9/12 (per ditte individuali e lavoratori autonomi) o AA7/10 (per società ed enti) presentato in fase di apertura o variazione della partita IVA;
- consultando la tabella ufficiale ISTAT dei codici ATECO, utile anche a chi deve ancora scegliere il codice più adatto prima dell’apertura della partita IVA.
Per i freelancer e i liberi professionisti che devono aprire una nuova posizione IVA, individuare il codice ATECO corretto è uno dei primi passaggi: da questo dipendono, tra le altre cose, l’eventuale coefficiente di redditività forfettario e gli obblighi previdenziali verso la cassa di competenza.
Come cambiare il codice ATECO
Il codice ATECO non è immutabile: quando l’attività effettivamente svolta cambia rispetto a quella dichiarata in origine, il contribuente ha l’obbligo di comunicare la variazione all’Agenzia delle Entrate. La comunicazione avviene tramite lo stesso modello utilizzato per l’apertura della partita IVA (AA9/12 o AA7/10), da presentare entro 30 giorni dal momento in cui si verifica il cambiamento, come previsto dall’articolo 35 del D.P.R. 633/1972 in materia di dichiarazioni ai fini IVA. Se l’impresa è iscritta al Registro delle Imprese, la variazione va comunicata anche alla Camera di Commercio competente.
Aggiornare tempestivamente il codice ATECO non è solo un adempimento formale: un codice non coerente con l’attività realmente svolta può generare contestazioni in caso di controllo, oltre a incidere sul calcolo delle imposte per chi applica il regime forfettario.
Codice ATECO e regime forfettario
Per i contribuenti che aderiscono al regime forfettario, il codice ATECO ha un ruolo determinante: da esso dipende infatti il coefficiente di redditività applicabile, ossia la percentuale dei ricavi annui che viene considerata reddito imponibile ai fini del calcolo dell’imposta sostitutiva prevista dalla legge 190/2014 (articolo 1, commi 54-89).
Esempi di coefficienti di redditività per settore
I coefficienti variano in modo significativo da settore a settore, ad esempio:
- commercio all’ingrosso e al dettaglio: 40%;
- commercio ambulante di alimentari e bevande: 40%;
- costruzioni e attività immobiliari: 86%;
- attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi: 78%;
- altre attività economiche non diversamente classificate: 67%.
Poiché il coefficiente incide direttamente sul reddito imponibile e quindi sull’imposta da versare, scegliere il codice ATECO più corretto per la propria attività reale è una decisione che ha un impatto fiscale concreto, non solo un adempimento burocratico.
Codice ATECO e fatturazione elettronica
Il codice ATECO non è un campo obbligatorio del tracciato XML della fattura elettronica trasmessa tramite il Sistema di Interscambio, ma resta comunque un dato rilevante per la coerenza della posizione fiscale del soggetto emittente. L’Agenzia delle Entrate incrocia infatti i dati delle fatture emesse con il codice ATECO dichiarato per individuare eventuali anomalie tra l’attività svolta e i ricavi fatturati, anche nell’ambito dei controlli automatizzati e degli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA).
Riferimenti normativi
Il sistema di classificazione ATECO deriva dalla classificazione europea NACE, disciplinata dal Regolamento (CE) n. 1893/2006, ed è gestito in Italia dall’ISTAT in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, le Camere di Commercio e l’INPS. L’obbligo di indicare il codice ATECO in fase di apertura o variazione della partita IVA discende dall’articolo 35 del D.P.R. 633/1972. Per chi opera in regime forfettario, il legame tra codice ATECO e coefficiente di redditività è disciplinato dall’articolo 1, comma 64, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
Perché il codice ATECO è importante anche per i commercialisti
Chi gestisce la fatturazione per conto di più clienti, come i commercialisti, deve prestare particolare attenzione al codice ATECO di ciascuna posizione IVA gestita: un errore di classificazione, replicato su più clienti forfettari, può generare un coefficiente di redditività errato e quindi un calcolo scorretto dell’imposta sostitutiva per l’intero portafoglio clienti. Verificare periodicamente la coerenza tra codice ATECO dichiarato e attività effettivamente fatturata è quindi parte integrante della gestione fiscale ordinaria.
Come FatturaSmart aiuta a gestire il codice ATECO
FatturaSmart permette di associare il codice ATECO al proprio profilo fiscale in fase di configurazione dell’account, così da avere sempre a disposizione un dato coerente per la generazione delle fatture e per il calcolo automatico del coefficiente di redditività nel regime forfettario. In caso di dubbi su quale codice ATECO scegliere o su come gestire una variazione di attività, il team di assistenza di FatturaSmart è raggiungibile direttamente via WhatsApp per un supporto rapido e concreto.
Per un quadro completo degli adempimenti fiscali collegati alla partita IVA, oltre al codice ATECO, è utile consultare la guida agli obblighi fiscali per chi ha Partita IVA, che riepiloga scadenze, dichiarazioni e contributi da tenere sotto controllo durante tutto l’anno.