Cos’è il Codice CUP
Il Codice CUP, acronimo di Codice Unico di Progetto, è un codice alfanumerico che identifica in modo univoco un investimento pubblico, sia esso un’opera infrastrutturale, un incentivo, un contributo o un progetto finanziato con risorse pubbliche, comprese quelle del PNRR. Il sistema è gestito dal DIPE — Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ne assicura l’assegnazione e il monitoraggio nell’ambito del Sistema di Monitoraggio degli Investimenti Pubblici.
A differenza del Codice CIG, che identifica una singola procedura di gara, il CUP accompagna l’intero progetto di investimento per tutta la sua durata, dalla fase di programmazione fino alla rendicontazione finale, anche quando il progetto si articola in più appalti o affidamenti distinti.
A cosa serve il Codice CUP
Il Codice CUP nasce per garantire la tracciabilità della spesa pubblica e per consentire alle amministrazioni di monitorare l’andamento degli investimenti finanziati con fondi statali, regionali, comunitari o derivanti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Attraverso il CUP è possibile ricostruire in ogni momento a quale progetto sono destinate determinate risorse, evitando sovrapposizioni e duplicazioni di finanziamento e facilitando i controlli della Corte dei Conti e degli altri organi di vigilanza.
Per i professionisti e le imprese che lavorano con la Pubblica Amministrazione, indicare correttamente il CUP nella fattura elettronica significa contribuire a questo sistema di tracciabilità e, allo stesso tempo, evitare che la fattura generi contestazioni o ritardi da parte dell’ente committente.
Come funziona il Codice CUP
Struttura del codice
Il CUP è composto da 15 caratteri alfanumerici generati automaticamente dal sistema informativo gestito dal DIPE. Al suo interno sono codificate informazioni come la natura del soggetto titolare del progetto, la tipologia di intervento (opera pubblica, acquisto di beni e servizi, incentivo, contributo) e l’anno di assegnazione. Il codice viene creato tramite l’apposito portale online e resta invariato per tutta la vita del progetto, anche se questo si articola in più fasi o in più contratti separati.
Chi richiede il Codice CUP
La richiesta del CUP spetta al soggetto titolare del progetto di investimento pubblico, tipicamente il Responsabile Unico del Procedimento (RUP) dell’ente che promuove l’opera o l’iniziativa. Il codice viene generato prima dell’avvio del progetto e comunicato ai soggetti esecutori, ovvero le imprese e i professionisti coinvolti nella realizzazione, che dovranno poi riportarlo nei documenti amministrativi e contabili, comprese le fatture emesse.
Normativa di riferimento
L’obbligo di richiedere il Codice Unico di Progetto per gli investimenti pubblici è stato introdotto dall’articolo 11 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, che ha istituito il CUP; il Sistema di Monitoraggio degli Investimenti Pubblici (MIP) fu invece istituito dall’articolo 1, commi 5 e 6, della legge 17 maggio 1999, n. 144. Le modalità operative di funzionamento del CUP sono state definite dalla delibera CIPE n. 143 del 27 dicembre 2002 e dai successivi aggiornamenti.
L’obbligo di indicare il CUP negli atti amministrativi e contabili relativi ai progetti finanziati con risorse pubbliche, comprese le fatture, discende inoltre dall’articolo 11 della legge 3/2003 (comma 2-bis, introdotto dal D.L. 76/2020) e, per l’indicazione nelle fatture, dal D.L. 13/2023 conv. L. 41/2023 (obbligo dal 1° giugno 2023, a pena di inammissibilità). Per i lavori pubblici, questo obbligo si integra con le disposizioni sulla tracciabilità dei pagamenti previste dalla legge 13 agosto 2010, n. 136, che riguarda in particolare, insieme al CUP, anche il Codice CIG.
Codice CUP e fattura elettronica
Dove inserire il CUP nella fattura elettronica
Nel tracciato dell’XML FatturaPA, il Codice CUP trova posto in uno dei blocchi DatiOrdineAcquisto, DatiContratto, DatiConvenzione, DatiRicezione o DatiFattureCollegate (tutti all’interno di DatiGenerali), nel campo CodiceCUP, lo stesso blocco in cui, se presente, viene riportato anche il Codice CIG. Una volta compilato correttamente, il file XML viene trasmesso attraverso il Sistema di Interscambio (SDI) all’ente pubblico destinatario, che potrà così associare la fattura al relativo progetto di investimento nei propri sistemi di rendicontazione.
Un errore comune consiste nel confondere il campo destinato al CUP con quello riservato al CIG o nel riportare il codice in modo incompleto: entrambe le situazioni possono generare ritardi nei controlli contabili dell’ente pubblico, anche se non sempre comportano lo scarto tecnico della fattura da parte dello SDI.
Differenza tra Codice CUP e Codice CIG
Il CUP e il Codice CIG sono spesso citati insieme perché entrambi concorrono alla tracciabilità della spesa pubblica, ma hanno funzioni distinte. Il CUP identifica il progetto di investimento nel suo complesso, dalla programmazione alla rendicontazione, e può restare invariato anche quando il progetto coinvolge più contratti. Il CIG, invece, identifica la singola procedura di gara o affidamento ed è assegnato dall’ANAC. Un unico progetto contrassegnato da un CUP può quindi comprendere più appalti, ciascuno con il proprio CIG.
Quando è obbligatorio il Codice CUP in fattura
Il Codice CUP non è richiesto in tutte le fatture emesse verso la Pubblica Amministrazione, ma solo in quelle collegate a un progetto di investimento pubblico, come opere pubbliche, interventi infrastrutturali, incentivi economici o contributi a fondo perduto finanziati con risorse statali, regionali, comunitarie o del PNRR. Per le forniture correnti di beni e servizi non collegate a un progetto di investimento, l’indicazione del CUP generalmente non è necessaria.
È comunque l’ente committente a comunicare al fornitore se, per quel determinato contratto, sia richiesta l’indicazione del CUP, del CIG o di entrambi i codici in fattura, spesso già a partire dalla documentazione di gara o dalla lettera di affidamento.
Esempi pratici
Un caso tipico riguarda gli architetti e ingegneri incaricati della progettazione o direzione lavori di un’opera pubblica finanziata con fondi del PNRR: in questo caso il CUP assegnato al progetto complessivo deve comparire in ogni fattura emessa dal professionista nei confronti dell’ente appaltante, insieme all’eventuale CIG relativo al singolo incarico e alle indicazioni previste per lo split payment.
Un altro esempio riguarda le imprese beneficiarie di contributi a fondo perduto o incentivi pubblici per investimenti produttivi, dove il CUP compare nelle fatture relative alle spese rendicontate a valere sul contributo. I commercialisti che assistono questi clienti nella fatturazione verso la PA o nella rendicontazione dei fondi pubblici devono quindi verificare, per ogni cliente e ogni progetto, quali codici vadano riportati in fattura.
Come FatturaSmart aiuta a gestire il Codice CUP in fattura
Compilare correttamente i campi CUP e CIG nella fattura elettronica destinata alla Pubblica Amministrazione può generare incertezza, soprattutto per chi emette questo tipo di fatture solo occasionalmente. Con FatturaSmart è possibile inserire il Codice CUP direttamente nei campi dedicati della fattura elettronica, mantenendo tracciata la corrispondenza tra progetto, contratto e documenti emessi, in un percorso pensato per essere semplice anche per chi non ha competenze tecniche approfondite in materia di appalti pubblici.
Per un quadro più ampio sugli adempimenti legati alla fatturazione verso enti pubblici, comprese le regole sul formato, sul Codice Destinatario e sui tempi di trasmissione, è utile consultare la guida completa alla fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione, che approfondisce anche il funzionamento dello split payment e degli altri codici obbligatori.