Ultimo aggiornamento: 14/07/2026

Ritenuta d'Acconto

Cos'è la Ritenuta d'Acconto?

Trattenuta fiscale, di regola pari al 20%, che il committente applica sui compensi del professionista e versa allo Stato come acconto delle imposte del percipiente.

Fonti ufficiali: agenziaentrate.gov.it

Cos’è la ritenuta d’acconto

La ritenuta d’acconto è una trattenuta fiscale che il committente di una prestazione professionale applica sul compenso lordo dovuto al professionista e versa direttamente allo Stato, anziché corrisponderla per intero al prestatore. Si tratta di un anticipo sulle imposte sui redditi che il percipiente (il libero professionista) dovrà versare in sede di dichiarazione dei redditi. Il committente, in questo meccanismo, assume il ruolo di sostituto d’imposta: preleva la somma dovuta, la certifica e la versa all’Erario per conto del professionista.

La ritenuta d’acconto riguarda principalmente i titolari di partita IVA che operano in regime ordinario e che emettono fattura per prestazioni di lavoro autonomo, come consulenze, collaborazioni professionali e prestazioni occasionali. L’aliquota standard applicata è pari al 20% del compenso imponibile, anche se esistono aliquote diverse per specifiche categorie di reddito.

Come funziona la ritenuta d’acconto

Chi è il sostituto d’imposta

Il sostituto d’imposta è il soggetto (impresa, ente o altro professionista) che riceve la fattura e ha l’obbligo di trattenere la ritenuta, versarla tramite modello F24 e certificarla al percipiente. Non tutti i committenti hanno questo obbligo: sono sostituti d’imposta solo i soggetti titolari di partita IVA, gli enti pubblici e privati, mentre i privati consumatori non applicano mai la ritenuta d’acconto.

Come si calcola la ritenuta del 20%

La base imponibile su cui si applica la ritenuta d’acconto è il compenso professionale al netto dell’IVA, ma comprensivo dell’eventuale maggiorazione a titolo di rivalsa INPS del 4% per i professionisti iscritti alla Gestione Separata. Sono invece esclusi dal calcolo i rimborsi spese documentate e anticipate in nome e per conto del committente.

Esempio pratico di calcolo

Un consulente iscritto alla Gestione Separata INPS emette fattura per un compenso di 1.000 euro. Il calcolo procede così:

  • Compenso: 1.000 euro
  • Rivalsa INPS 4%: 40 euro
  • Imponibile IVA e ritenuta: 1.040 euro
  • IVA 22% su 1.040 euro: 228,80 euro
  • Totale fattura (compenso + rivalsa + IVA): 1.268,80 euro
  • Ritenuta d’acconto 20% su 1.040 euro: 208 euro
  • Netto da incassare (totale fattura - ritenuta): 1.060,80 euro

Il committente verserà i 208 euro trattenuti all’Erario per conto del professionista, che li recupererà come credito d’imposta in dichiarazione dei redditi.

Chi è escluso dalla ritenuta d’acconto

I professionisti che operano in regime forfettario non subiscono la ritenuta d’acconto sui compensi fatturati, in base a quanto previsto dall’articolo 1, comma 67, della legge 190/2014. In questo caso, la fattura deve riportare espressamente la dicitura che indica la non applicazione della ritenuta, ad esempio “operazione non soggetta a ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1, comma 67, legge n. 190/2014”. Questa esenzione rappresenta uno dei principali vantaggi di liquidità per chi adotta questo regime, poiché il professionista incassa l’intero importo fatturato senza attendere il recupero della ritenuta in dichiarazione.

Riferimenti normativi

La disciplina della ritenuta d’acconto è contenuta principalmente nell’articolo 25 del DPR 600/1973, che stabilisce l’obbligo per i sostituti d’imposta di operare una ritenuta del 20% a titolo di acconto dell’IRPEF dovuta dai percipienti, sui compensi corrisposti per prestazioni di lavoro autonomo, anche occasionale. L’esclusione per i forfettari è invece disciplinata dall’articolo 1, comma 67, della legge 190/2014, istitutiva del regime forfettario stesso.

Ritenuta d’acconto e fattura elettronica

Nella fattura elettronica in formato XML FatturaPA, la ritenuta d’acconto viene rappresentata attraverso il blocco specifico “DatiRitenuta”, che contiene il tipo di ritenuta applicata, l’importo trattenuto, l’aliquota percentuale e la causale di pagamento prevista dai codici dell’Agenzia delle Entrate (ad esempio “A” per prestazioni di lavoro autonomo professionale). Indicare correttamente questi dati è fondamentale affinché il documento venga accettato dal Sistema di Interscambio senza generare scarti o incoerenze nei controlli formali.

Un software di fatturazione elettronica come FatturaSmart calcola automaticamente l’importo della ritenuta e compila i campi XML corrispondenti, riducendo il rischio di errori manuali che potrebbero portare a una notifica di scarto da parte del Sistema di Interscambio.

Versamento e Certificazione Unica

Il committente che opera come sostituto d’imposta ha l’obbligo di versare le ritenute trattenute tramite modello F24, entro il giorno 16 del mese successivo a quello di pagamento del compenso, utilizzando il codice tributo 1040 per i lavoratori autonomi. Entro il 16 marzo dell’anno successivo, il sostituto deve inoltre rilasciare al professionista la Certificazione Unica (CU), un documento che riepiloga tutti i compensi corrisposti e le ritenute operate nel corso dell’anno solare, indispensabile per la compilazione della dichiarazione dei redditi del percipiente.

Come FatturaSmart semplifica la gestione della ritenuta d’acconto

Gestire correttamente la ritenuta d’acconto richiede attenzione sia da parte di chi emette la fattura sia da parte di chi la riceve. FatturaSmart consente di calcolare automaticamente ritenuta e rivalsa INPS in fase di emissione della fattura elettronica, generando l’XML conforme alle specifiche dell’Agenzia delle Entrate senza necessità di calcoli manuali. Questo è particolarmente utile per i freelancer e liberi professionisti, per i quali la corretta gestione della ritenuta d’acconto rappresenta una delle sfide più frequenti nella fatturazione verso i clienti, così come per i commercialisti che seguono la fatturazione delegata di più clienti con regimi fiscali differenti.

Per un quadro completo degli adempimenti fiscali collegati alla partita IVA, inclusi le scadenze di versamento e gli obblighi dichiarativi, è utile consultare la guida agli obblighi fiscali per chi ha partita IVA.

Domande Frequenti

Cos'è la ritenuta d'acconto e a cosa serve?
La ritenuta d'acconto è una trattenuta fiscale, generalmente pari al 20%, che il committente di una prestazione professionale applica sul compenso dovuto e versa direttamente allo Stato per conto del professionista. Serve ad anticipare parte delle imposte sui redditi che il percipiente dovrà versare in dichiarazione, riducendo il rischio di mancati pagamenti fiscali. Il committente agisce come sostituto d'imposta ed è tenuto anche a certificare l'importo trattenuto tramite la Certificazione Unica.
Come si fa a calcolare la ritenuta d'acconto in fattura?
Per calcolare la ritenuta d'acconto occorre partire dal compenso pattuito ed eventualmente aggiungere la rivalsa INPS del 4%, se dovuta, ottenendo così la base imponibile. Su questo importo si applica l'aliquota del 20%, esclusa l'IVA che non concorre mai al calcolo della ritenuta. Ad esempio, su un compenso di 1.000 euro più 40 euro di rivalsa INPS, la base imponibile è 1.040 euro e la ritenuta corrisponde a 208 euro, importo che il committente tratterrà e verserà allo Stato.
Chi deve applicare la ritenuta d'acconto sulle fatture?
Sono tenuti ad applicare la ritenuta d'acconto i soggetti titolari di partita IVA, le società, gli enti pubblici e privati che rivestono la qualifica di sostituto d'imposta e che ricevono fatture per prestazioni di lavoro autonomo da professionisti in regime ordinario. I privati consumatori, invece, non sono sostituti d'imposta e quindi non applicano mai la ritenuta quando pagano una fattura emessa da un libero professionista o da una partita IVA in regime ordinario.
I professionisti in regime forfettario subiscono la ritenuta d'acconto?
No, i professionisti che aderiscono al regime forfettario sono esonerati dalla ritenuta d'acconto in base all'articolo 1, comma 67, della legge 190/2014. La fattura emessa deve riportare una dicitura specifica che segnala la non applicazione della ritenuta, e il compenso viene incassato per intero senza trattenute da parte del committente. Questo rappresenta uno dei vantaggi di liquidità più apprezzati di chi opera in regime forfettario rispetto al regime ordinario.
Come si recupera la ritenuta d'acconto subita nella dichiarazione dei redditi?
La ritenuta d'acconto trattenuta durante l'anno viene recuperata dal professionista in sede di dichiarazione dei redditi, dove viene scomputata dall'IRPEF dovuta come credito d'imposta, sulla base degli importi indicati nella Certificazione Unica rilasciata dal committente entro il 16 marzo. Se le ritenute superano l'imposta dovuta, il professionista può richiedere il rimborso o utilizzare l'eccedenza in compensazione. Software come FatturaSmart aiutano a tenere traccia di compensi e ritenute per facilitare questa fase.

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