Cos’è l’autofattura
L’autofattura è un documento fiscale che il cessionario o committente emette a se stesso, invertendo il ruolo abituale in cui è il fornitore a fatturare al cliente. Si tratta di uno strumento previsto dalla normativa IVA italiana per situazioni specifiche in cui l’acquirente deve assolvere direttamente gli obblighi fiscali legati a un’operazione, senza poter contare su una fattura elettronica ordinaria emessa dalla controparte.
A differenza di una fattura tradizionale, nell’autofattura il cedente/prestatore e il cessionario/committente coincidono nella stessa partita IVA: chi la emette è anche il destinatario. Nel tracciato XML FatturaPA questa particolarità viene segnalata attraverso specifici codici documento (TD), da TD16 a TD21, che permettono al Sistema di Interscambio e all’Agenzia delle Entrate di riconoscere la natura dell’operazione.
Quando si emette un’autofattura
Le situazioni che richiedono un’autofattura sono definite puntualmente dalla normativa IVA e non lasciano margini di discrezionalità: non si tratta di una scelta del contribuente, ma di un obbligo che scatta al verificarsi di determinate condizioni.
Reverse charge interno ed estero
Il caso più frequente riguarda il reverse charge, il meccanismo per cui l’IVA è dovuta dall’acquirente anziché dal venditore. Quando l’operazione avviene con un fornitore che non emette fattura elettronica italiana, ad esempio un soggetto estero, il cessionario deve generare un’autofattura utilizzando i codici TD17 (acquisto di servizi dall’estero), TD18 (acquisto intracomunitario di beni) o TD19 (acquisto di beni già presenti in Italia da soggetto estero, ex articolo 17 comma 2 del DPR 633/1972). Per il reverse charge interno tra soggetti italiani, tipico di settori come edilizia e rottami, si utilizza invece il codice TD16.
Regolarizzazione di fatture omesse o irregolari
Quando un fornitore non emette la fattura entro i termini previsti, oppure la emette in modo irregolare, l’acquirente ha l’obbligo di regolarizzare la propria posizione. Dal 1° aprile 2025, la regolarizzazione dell’omessa/irregolare fatturazione da parte del fornitore (art. 6 comma 8 D.Lgs. 471/97) si effettua con il nuovo codice TD29, una semplice comunicazione al Sistema di Interscambio (senza autofattura né versamento d’imposta), da inviare entro 90 giorni dal termine di emissione. Il TD20 resta per le sole regolarizzazioni ex art. 6 comma 9-bis (reverse charge) e art. 46 comma 5 del D.L. 331/93. La logica di adempimento spontaneo presenta analogie procedurali con il ravvedimento operoso, pur riguardando un obbligo diverso.
Autoconsumo, omaggi e altri casi previsti dalla legge
L’articolo 21, comma 6, del DPR 633/1972 prevede l’obbligo di autofattura anche per operazioni assimilate alle cessioni di beni o prestazioni di servizi senza corrispettivo, come l’autoconsumo, la destinazione di beni a finalità estranee all’attività d’impresa o gli omaggi di valore superiore alle soglie previste. Per l’autoconsumo e le cessioni gratuite senza rivalsa il codice documento corretto è il TD27 (fattura per autoconsumo o per cessioni gratuite senza rivalsa). Un caso particolare è invece il codice TD21, riservato all’autofattura per splafonamento, utilizzata dagli esportatori abituali che superano il plafond disponibile per gli acquisti senza applicazione dell’IVA.
I codici documento TD16-TD21
Ogni tipologia di autofattura ha un codice dedicato all’interno del tracciato XML, elemento essenziale perché il Sistema di Interscambio e i software gestionali riconoscano correttamente la natura dell’operazione:
- TD16: integrazione/autofattura per reverse charge interno
- TD17: integrazione/autofattura per acquisto servizi dall’estero
- TD18: integrazione per acquisto di beni intracomunitari
- TD19: integrazione/autofattura per acquisto di beni ex articolo 17, comma 2, DPR 633/1972
- TD20: autofattura/integrazione per la regolarizzazione delle sole operazioni in reverse charge (art. 6 comma 9-bis D.Lgs. 471/97 e art. 46 comma 5 del D.L. 331/93); per l’omessa/irregolare fatturazione del fornitore si usa invece il TD29 dal 1° aprile 2025
- TD21: autofattura per splafonamento
A questi codici si abbinano solitamente specifici codici natura IVA, come N6 per le varie fattispecie di reverse charge, indispensabili per una compilazione corretta del documento.
Come si fa un’autofattura elettronica
Passaggi per emettere l’autofattura tramite SDI
Dal 1° luglio 2022 l’autofattura deve essere trasmessa in formato elettronico attraverso il Sistema di Interscambio, non più su supporto cartaceo. Il procedimento pratico prevede alcuni passaggi fondamentali: si genera un file XML nel formato FatturaPA indicando come cedente/prestatore e come cessionario/committente la medesima partita IVA; si seleziona il codice documento TD appropriato in base alla fattispecie; si compilano i riferimenti alla fattura o all’operazione originaria, quando presenti; infine si invia il file allo SDI utilizzando il proprio codice destinatario abituale, esattamente come avviene per l’invio di una fattura ordinaria. Un buon software di fatturazione elettronica semplifica notevolmente questo processo, proponendo automaticamente i campi e i codici corretti in base al tipo di operazione selezionata.
Riferimenti normativi
La disciplina dell’autofattura si fonda su diverse fonti normative che vale la pena richiamare: l’articolo 17 del DPR 633/1972 per il reverse charge, l’articolo 21, comma 6, dello stesso decreto per i casi di autoconsumo e operazioni assimilate, l’articolo 6, comma 8, del D.Lgs. 471/1997 per la regolarizzazione delle fatture omesse, e le specifiche tecniche pubblicate dall’Agenzia delle Entrate relative al tracciato FatturaPA per l’individuazione dei codici TD16-TD21.
Un esempio pratico
Un’agenzia di marketing italiana acquista un servizio pubblicitario da un fornitore con sede in Irlanda. Non ricevendo una fattura elettronica italiana, l’agenzia deve emettere autofattura con codice TD17, indicando l’imponibile ricevuto dal fornitore estero, applicando l’IVA italiana con aliquota del 22% (nessun codice Natura, trattandosi di operazione imponibile) e versandola secondo le regole ordinarie di liquidazione. Un secondo esempio riguarda un’impresa edile che riceve una prestazione di subappalto soggetta a reverse charge interno: in questo caso userà il codice TD16 per integrare l’operazione.
Errori da evitare
Tra gli errori più comuni nella gestione delle autofatture rientrano l’uso del codice TD errato rispetto alla fattispecie concreta, la dimenticanza dei termini di regolarizzazione previsti per legge, e la mancata applicazione del corretto codice natura IVA collegato al tipo di reverse charge. Questi errori possono generare scarti da parte dello SDI o, peggio, esporre l’azienda a sanzioni in caso di controllo, motivo per cui è consigliabile affidarsi a strumenti che verificano automaticamente la coerenza tra codice documento e codice natura.
Come FatturaSmart supporta la gestione delle autofatture
Gestire correttamente le autofatture richiede attenzione ai dettagli tecnici e normativi che cambiano a seconda del caso specifico. FatturaSmart mette a disposizione modelli guidati per la compilazione dei documenti con codici TD16-TD21, riducendo il rischio di errori di codifica e semplificando l’invio tramite Sistema di Interscambio. Grazie all’assistenza diretta via WhatsApp, chi ha dubbi su quale codice utilizzare per una specifica operazione può ricevere supporto rapido senza dover consultare manuali complessi.
Questo aspetto è particolarmente utile per i commercialisti che gestiscono la fatturazione per conto di più clienti e devono destreggiarsi tra casistiche diverse di reverse charge, regolarizzazioni e acquisti esteri, mantenendo sempre la corretta tracciabilità documentale richiesta dalla normativa.
Per un quadro più ampio su come funziona la fatturazione elettronica in Italia, obblighi compresi, è utile consultare la Guida Completa alla Fatturazione Elettronica.