Ultimo aggiornamento: 14/07/2026

Aliquota IVA

Cos'è l' Aliquota IVA?

Percentuale di imposta sul valore aggiunto applicata a una cessione o prestazione: in Italia l'aliquota ordinaria è del 22%, con aliquote ridotte al 4%, 5% e 10%.

Fonti ufficiali: agenziaentrate.gov.it

Cos’è l’aliquota IVA

L’aliquota IVA è la percentuale di imposta sul valore aggiunto che il cedente o prestatore deve applicare al prezzo di beni e servizi venduti, indicandola in ogni fattura elettronica emessa. Si tratta di un’imposta indiretta che grava sul consumatore finale, ma che il soggetto titolare di partita IVA è tenuto a calcolare, esporre in fattura e successivamente versare all’Erario, al netto dell’IVA pagata sugli acquisti (IVA a credito).

In Italia il sistema IVA prevede un’aliquota ordinaria e alcune aliquote ridotte, applicate in base alla natura del bene o del servizio ceduto. La scelta dell’aliquota corretta non è arbitraria: dipende dalla classificazione normativa dell’operazione, disciplinata principalmente dal DPR 633/1972 (Decreto IVA) e dalle relative tabelle allegate.

Le aliquote IVA in vigore nel 2026

Aliquota ordinaria: 22%

È l’aliquota che si applica per default a tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi che non rientrano in una categoria agevolata. Riguarda la maggior parte delle transazioni commerciali: consulenze professionali, prestazioni di servizi generiche, vendita di beni non espressamente elencati nelle tabelle di favore.

Aliquote ridotte: 10%, 5% e 4%

  • Aliquota del 10%: si applica, tra gli altri casi, a determinati prodotti alimentari, alle prestazioni alberghiere e di ristorazione, ad alcuni interventi di recupero edilizio e alla somministrazione di energia elettrica e gas per usi domestici.
  • Aliquota del 5%: riguarda alcune prestazioni socio-sanitarie, assistenziali ed educative rese da cooperative sociali, oltre a specifici prodotti alimentari come le erbe aromatiche fresche.
  • Aliquota del 4%: è l’aliquota più agevolata e si applica a beni di prima necessità come pane, latte, alcuni prodotti editoriali, e a determinate cessioni di immobili (prima casa non di lusso).

Operazioni esenti, non imponibili e fuori campo IVA

Non tutte le operazioni sono assoggettate a una delle quattro aliquote. Esistono infatti categorie di operazioni che, pur rientrando nel campo di applicazione dell’IVA, non generano imposta: le operazioni esenti (art. 10 DPR 633/1972), le operazioni non imponibili (esportazioni, cessioni intracomunitarie) e quelle escluse dal campo di applicazione dell’IVA. Per identificare correttamente queste casistiche nella fattura elettronica si utilizzano i codici Natura IVA (N1-N7), obbligatori quando non si indica alcuna aliquota.

Come si indica l’aliquota IVA nella fattura elettronica

Nel tracciato XML della fattura elettronica, l’aliquota IVA viene riportata nel campo AliquotaIVA di ogni riga di dettaglio (blocco DettaglioLinee) e ripresa nel riepilogo IVA (DatiRiepilogo), dove viene calcolata l’imposta corrispondente a ciascuna aliquota applicata nel documento. Se un’operazione non è imponibile, l’aliquota va valorizzata a zero e va invece indicato il relativo codice Natura IVA. Una gestione corretta di questo campo è fondamentale, perché un errore nell’aliquota può generare uno scarto da parte del Sistema di Interscambio o, peggio, un accertamento in sede di controllo fiscale.

L’imposta calcolata sulle fatture emesse confluisce poi nella liquidazione IVA (LIPE) periodica, dove si determina l’IVA effettivamente dovuta o a credito, tenendo conto anche del momento di esigibilità dell’imposta.

Riferimenti normativi

La disciplina delle aliquote IVA è contenuta principalmente nel DPR 26 ottobre 1972, n. 633 (Decreto IVA), che all’articolo 16 fissa l’aliquota ordinaria e rinvia alle Tabelle A (parte II, II-bis e III) per l’individuazione dei beni e servizi soggetti alle aliquote ridotte. Le tabelle vengono periodicamente aggiornate con provvedimenti legislativi, per cui è sempre consigliabile verificare la versione vigente sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Ulteriori disposizioni rilevanti riguardano il reverse charge (art. 17), disciplinato anche nella voce Reverse Charge (Inversione Contabile), e lo split payment per le operazioni verso la Pubblica Amministrazione.

Esempi pratici

  • Uno studio di consulenza che emette una parcella per attività professionale applica l’aliquota ordinaria del 22%, salvo che il cliente rientri in un caso di reverse charge.
  • Un ristorante che fattura un servizio di catering applica l’aliquota del 10%, propria delle prestazioni di somministrazione di alimenti e bevande.
  • Una libreria che vende un manuale scolastico applica l’aliquota del 4%, prevista per i prodotti editoriali.
  • Un’azienda agricola che vende direttamente al consumatore prodotti alimentari di base può applicare l’aliquota del 4% o del 10% a seconda della categoria merceologica specifica.

In tutti questi casi, l’aliquota corretta va individuata verificando la voce specifica nelle tabelle allegate al DPR 633/1972, poiché piccole differenze nella descrizione del bene o servizio possono comportare aliquote diverse.

Chi non applica l’aliquota IVA in fattura

I soggetti che aderiscono al regime forfettario non addebitano l’IVA in fattura, in quanto tale regime prevede l’esclusione dagli adempimenti IVA ordinari: la fattura riporta la dicitura “operazione senza applicazione dell’IVA” con riferimento all’articolo 1, commi 54-89, della legge 190/2014, e in fattura elettronica si utilizza il codice Natura IVA N2.2. Questo aspetto è particolarmente rilevante per i freelancer e liberi professionisti, che spesso operano in regime forfettario e devono comunque indicare correttamente il motivo di esclusione dall’IVA nel documento fiscale.

Errori comuni e conseguenze

Applicare un’aliquota IVA errata espone a diverse conseguenze: dalla richiesta di una nota di variazione (nota di credito o nota di debito) per correggere l’importo, fino a sanzioni tributarie in caso di controllo. Se l’errore viene individuato autonomamente, è possibile regolarizzare la posizione tramite il ravvedimento operoso, riducendo l’importo della sanzione dovuta. Per questo motivo è essenziale affidarsi a strumenti di fatturazione che propongano automaticamente le aliquote corrette in base alla tipologia di prodotto o servizio configurato.

Come FatturaSmart ti aiuta a gestire le aliquote IVA

FatturaSmart semplifica la scelta e l’applicazione dell’aliquota IVA in fase di emissione della fattura elettronica: il software propone automaticamente le aliquote più comuni (22%, 10%, 5%, 4%) e i relativi codici Natura IVA quando l’operazione non è imponibile, riducendo il rischio di errori manuali e di scarti da parte del Sistema di Interscambio. Grazie all’assistenza diretta via WhatsApp, chi ha dubbi su quale aliquota applicare a un caso specifico può ricevere supporto rapido senza dover consultare da solo le tabelle normative.

Per un quadro completo degli adempimenti fiscali collegati alla gestione dell’IVA, i commercialisti e le imprese possono consultare la guida agli obblighi fiscali per chi ha partita IVA, che riepiloga scadenze, dichiarazioni e regole di fatturazione elettronica da rispettare durante l’anno.

Domande Frequenti

Quali sono le aliquote IVA in vigore in Italia nel 2026?
In Italia nel 2026 sono in vigore quattro aliquote IVA: quella ordinaria del 22%, applicata alla maggior parte di beni e servizi, e tre aliquote ridotte, pari al 10%, al 5% e al 4%, riservate a categorie specifiche come alimentari, prodotti editoriali, prestazioni alberghiere e alcuni interventi edilizi. Esistono inoltre operazioni esenti, non imponibili o fuori campo IVA, per le quali si utilizzano i codici Natura IVA anziché un'aliquota.
Come si fa a capire quale aliquota IVA applicare in fattura?
Per individuare l'aliquota corretta occorre verificare la natura del bene o servizio ceduto nelle Tabelle allegate al DPR 633/1972: se l'operazione non rientra in una categoria agevolata si applica l'aliquota ordinaria del 22%, altrimenti si utilizza l'aliquota ridotta prevista per quella specifica voce. In caso di dubbio è utile confrontarsi con un commercialista o affidarsi a un software di fatturazione come FatturaSmart, che suggerisce automaticamente l'aliquota più adeguata in base al prodotto o servizio configurato in fattura.
Cosa succede se si applica un'aliquota IVA sbagliata in fattura?
Se in fattura viene applicata un'aliquota IVA errata, il documento deve essere corretto tramite una nota di variazione, come una nota di credito o una nota di debito, per rettificare l'importo dell'imposta. Se l'errore viene rilevato dal contribuente prima di un controllo dell'Agenzia delle Entrate, è possibile regolarizzare la propria posizione tramite il ravvedimento operoso, versando l'eventuale imposta dovuta con una sanzione ridotta. In caso di controllo formale, invece, l'errore può comportare sanzioni tributarie più elevate e interessi di mora.
Chi non deve applicare l'aliquota IVA in fattura?
I soggetti che aderiscono al regime forfettario non addebitano l'IVA in fattura, poiché tale regime prevede l'esclusione dagli ordinari adempimenti IVA ai sensi della legge 190/2014. In questi casi la fattura riporta la dicitura 'operazione senza applicazione dell'IVA' e, nella fattura elettronica, si utilizza il codice Natura IVA N2.2. Anche le operazioni esenti, non imponibili o escluse dal campo di applicazione dell'IVA non prevedono l'addebito di un'aliquota, ma richiedono comunque l'indicazione del relativo codice Natura IVA in fattura.

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